Ancora oggi alcuni si chiedono a cosa serva studiare direzione d'orchestra con il supporto di un duo pianistico.
(Devo confessare che quando mi accinsi allo studio della direzione mi posi lo stesso quesito: che c'entrano i pianisti se voglio studiare direzione d'orchestra?)
Qualche raffinato intellettuale potrebbe obiettare che non si ha il suono dell'orchestra, e non ci vuole molto a capirlo e ad essere d'accordo.
Ma nella fase di studio è universalmente riconosciuto come l'unico strumento che riesce a dare quello spessore ed intensità sonora che più si avvicina all'orchestra sinfonica. Spesso si utilizza un quintetto d'archi, che ha anche la sua utilità, anch'io l'ho talvolta utilizzato. Ma riuscite ad immaginare un Tannhäuser o quinta di Tchaikovsky o Sheherazade con un quintetto d'archi?
Il duo pianistico è l'unico strumento che consente il contatto con una consistente "massa sonora" e nell'insieme alla fin dei conti restituisce quei colori che più si avvicinano all'orchestra sinfonica.
E' di fatto il supporto più utilizzato al mondo per studiare la tecnica, basta dare una veloce scorsa su YouTube. In alcuni consessi però, dove non saprebbero come utilizzarlo, tentano maldestramente di rivoltare le c
arte facendo passare la sua assenza per un tratto distintivo, un pregio, lo studio della tecnica di conseguenza diventa un dettaglio trascurabile, banalità... In alcune istituzioni, anche rinomate, capita che i pianisti non vengano utilizzati affatto, e neanche l'orchestra!!.
Qui lo studente canta o fischia dirigendosi da solo, ogni tanto gli viene somministrato un video o disco di qualche direttore del passato giusto per chiarirsi le idee!... Buona parte del tempo è dedicata all'aneddotica , ai ricordi personali dell'insegnante alla sua filosofia del dirigere, e la sua interpretazione.
Si parla molto senza andare al sodo, - vedere a proposito questa intervista a Yuri Temirkanov- L'orchestra, se va bene, la si vede alla fine dell'anno. (due miei allievi sono arrivati al diploma in questo modo, il primo in una rinomata insospettabile Hochschule tedesca e l'altro a Tokyo. Quando poi sono approdati ai miei corsi il fatto che i pianisti non riuscivano a fare quattro battute consecutive senza andare fuori li ha drammaticamente catapultati nella realtà. Adesso entrambi hanno le loro orchestre nei loro paesi d'origine). In altri corsi blasonati -di quelli dove gli allievi fanno a pugni per essere ammessi- c'è un solo pianista, l'assenza del secondo garantisce che si vada sempre insieme...ma non intristiamoci oltre e continuiamo con la nostra disamina. In realtà la presenza di un insegnante che sa dove posare lo sguardo, come dove e quando intervenire, fa del duo pianistico uno strumento prezioso ed insostituibile per fare intuire all’allievo l’efficacia della sua direzione e delle reazioni che potrebbe provocare con la sua gestualità. (Oltre all'indubbio vantaggio di poter drasticamente abbattere i costi, non dimentichiamo infatti che i corsi di direzione sono fra i più dispendiosi.) Del resto bisogna anche comprendere una cosa fondamentale e guardando i links seguenti ve ne potrete rendere conto con facilità : è più difficile fare suonare esattamente insieme due pianisti che un'orchestra. I pianisti hanno sempre lo sguardo puntato sullo studente e non perdonano nessun difetto, l'orchestra invece appena avverte l'inesperienza o l'incapacità del direttore smette di guardarlo e va avanti da sola.
Come dicono in gergo gli orchestrali "si inserisce il pilota automatico".
- Ed in tal senso è chiarificatrice l'intervista al Maestro Antonio Ballista nella colonna qui a fianco.-
Per questo motivo uno studente lavorando solamente con l'orchestra avrà sì la convinzione di stare facendo il percorso più logico, ma difficilmente avrà un'esatta consapevolezza del rapporto fra la sua gestualità e la reazione dell'orchestra, perché questa infatti automaticamente risolve molti problemi.
Inoltre di fronte ad un’orchestra, con un podium time limitato, in presenza di persone sconosciute che dopo un po’ comincerebbero a spazientirsi e a parlucchiare fra di loro, verrebbero velocemente meno la concentrazione e la possibilità di poter analizzare in dettaglio determinate problematiche.
Il duo pianistico inoltre da il vantaggio di creare un’atmosfera serena e domestica che conferisce allo studente quella tranquillità di cui ha bisogno in questa fase di crescita
Per queste ragioni, un ragazzo che ha lavorato sodo con questo laboratorio nel successivo passaggio con l’orchestra si troverà notevolmente agevolato nel processo di lavoro e orchestrazione. Non dimentichiamo che oggi la diminuzione di fondi costringe le istituzioni ad aumentare le produzioni restringendo i tempi delle prove, già in molte realtà europee viene dato un solo giorno di prove più generale e concerto! (A titolo di curiosità, il ragazzo delle ultime due clips impegnato con Turina ha avuto talmente successo che è stato trattenuto per un concerto extra il giorno seguente... ovviamente non Italia.... da noi queste cose non si verificano...)
Morale: o ti fai capire velocemente o sei fuori dal giro!
Questo è stato il supporto utilizzato per decenni anche nella classe di Ilya Musin al conservatorio di San Pietroburgo, con la differenza che Musin nell'isolamento dell'Unione Sovietica aveva gettato le basi di una nuova disciplina, rivoluzionando il concetto stesso di tecnica e dilatando quindi al massimo le potenzialità che il laboratorio con due pianisti è in grado di offrire.
Da questa classe sono usciti i maggior direttori russi del secolo, fra i tanti: Barshaj, Temirkanov, Gergiev, Bychkov...
Nel video seguente potrete osservare una sessione di studio con i pianisti, magistralmente documentata dal regista Massimo D'Anolfi, film andato in onda su SKY vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali, fra i protagonisti il M° Antonio Ballista



